Il caso del cadavere sanguinante II parte

di Anna Fraddosio Commenta

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Stando alla testimonianza dei parenti, quella notte il marito non era in casa, perché era andato a fare visita a degli amici, e i parenti escludono categoricamente che l’uomo di notte possa essere entrato di soppiatto per uccidere la moglie, dal momento che per andare in camera da letto, doveva per forza attraversa la stanza dove tutti loro dormivano. i caso cosi fu chiuso dicendo che la donna si era uccisa nella notte, con il coltellaccio da cucina, e venne sepolta immediatamente, cosi da insabbiare ulteriori tracce del delitto.

Questo però non convince nessuno, sia il fatto che il coltello era troppo distante dalla vittima, sia perché il sangue era anche sul pavimento, anch’esso distante dal cadavere, ed il piccolo figlio non aveva tracce di sangue sugli abiti.

Mainard così decide di prendere il caso, e di far riesumare il corpo per capire meglio le circostanze della morte, dato i troppi interrogativi e misteri che girano su questo suicidio. Si scopre subito infatti che il collo della donna è stato spezzato, quindi è ovvio che si incomincia ad escludere un suicidio, dato che la donna non può essersi spezzata il collo da sola e poi esserselo tagliato o viceversa, gettando inoltre il coltello lontano da se. Interrogano nuovamente i parenti e gli amici che dopo diverse ore di interrogatorio incominciano a vacillare, come vacilla anche l’alibi del marito della vittima, ma ancora una volta, non avendo prove certe, il caso viene chiuso e tutti vengono scagionati.

Allora il giudice Harvey, non potendo sopportare che un caso cosi assurdo venga chiuso, prende la difesa dei diritti del figlio di Joan, e fa riaprire il caso. Ed ecco che appare una testimonianza di un prete, che giura che il cadavere della donna è in grado di indicare il suo assassino. Racconta quindi che secondo alcune superstizioni se il cadavere viene toccato sulla fronte dal suo assassino questo incomincia nuovamente a sanguinare, ed afferma, che tutto questo è davvero accaduto al cadavere della donna.

La testimonianza scritta è questa:

“Mano a mano che venivano chiamati, i sospettati dovevano toccare la fronte del cadavere, che era ormai diventata viola e scura come una carne in putrefazione. Ad un tratto però la fronte aveva incominciato a trasudare, tanto da concretizzarsi in lacrime scendendo sul viso; nel frattempo la fronte cambiava colore, tornando a essere rosea come quando la donna era viva. Poi il cadavere aveva spalancato un occhio per richiuderlo subito dopo, e questo apri e chiudi si era ripetuto parecchie volte. Poi si era sfilato la vera matrimoniale tre volte e tre volte l’era rimessa, tanto che l’anulare si era messo a sanguinare e alcune gocce erano cadute sull’erba.”

Il giudice, ovviamente basito da questa testimonianza, stenta a crederci, ma il prete convinto della sua testimonianza si appella anche al sacerdote che era in quel momento con lui, e quest’ultimo conferma la testimonianza. Dagli atti processuali si evince la seguente dinamica dei fatti;

I due coniugi quella sera avevano litigato violentemente e alla fine il marito aveva preso la moglie per la gola, la donna poi, era caduta battendo violentemente la testa contro qualcosa, rompendosi l’osso del collo. Preso dal panico, vedendo il corpo ormai senza vita della moglie, Arthur si era confidato con la mamma e la sorella, ed insieme avevano escogitato un piano per far si che nessuno sospettasse di lui, e che sopratutto non si accorgessero del collo spezzato. Cosi avevano tagliato la gola con il coltello alla donna morta, senza prestare attenzione ai dettagli, infatti l’operazione era avvenuta sul pavimento e non sul letto dove poi è stata ritrovata. Questo spiegherebbe il sangue in due posti diversi nella stanza. Inoltre avevano lasciato il coltellaccio da cucina vicino la porta, invece che vicino al cadavere, infine avevano sistemato alla buona il corpo senza vita sul letto, accanto al figlio che aveva continuato a dormire, ed Anthur aveva dato precise istruzione alla madre, che avrebbe inscenato la scoperta del cadavere la mattina dopo, e avrebbe anche mentito su dove fosse stato il figlio.

Il caso venne finalmente chiuso, furono condannati a morte Anthur Norkot, sua madre e sua sorella. Mentre il cognato che giurava di non aver fatto nulla, venne rilasciato. La sorella in seguito venne rilasciata perchè incinta invece gli altri due assassini vennero impiccati.

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